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Tumore del testicolo: la diagnosi in breve

Se la visita militare permetteva un tempo di rilevare un gonfiore a livello dello scroto, oggi la scoperta si fa più spesso per interesse proprio. Ma tutti i gonfiori sono tumorali? Come si svolge la diagnosi? Tutte le risposte alle tue domande.

La diagnosi del tumore del testicolo
© Getty Images

La scoperta di una massa sospetta richiede più spesso un esame chirurgico. Nella cura del tumore del testicolo, molti indici permettono di arrivare alla diagnosi.

L’importanza dell’esame clinico

La prima diagnosi viene effettuata dallo specialista mediante semplice palpazione delle sacche. L’identificazione di una massa testicolare, di una tumefazione irregolare del testicolo è un primo indicatore. Un rigonfiamento delle mammelle (ginecomastia), la ricerca di gangli anomali mediante palpazione addominale e fra la clavicole e il collo (fossa sopraclavicolare) sono altrettanti indici che permettono di sospettare un tumore testicolare.

In caso di dubbio, un’ecografia potrà confermare la diagnosi o individuare una lesione non palpabile nell’altro testicolo. Un’ecocolordoppler può eventualmente identificare un flusso di sangue maggiore a livello del tumore (aumento della vascolarizzazione).

Ma un andrologo esperto è in grado di distinguere facilmente un semplice gonfiore dovuto ad un’infiammazione dell’epididimo (canale lungo e sottile situato lungo ciascun testicolo). Così, la presenza di un tumore solido e duro sul testicolo basta generalmente a giustificare un intervento chirurgico subito dopo un’ecografia di conferma. Non esistono alternative all’operazione.

Orchiectomia: un atto diagnostico e terapeutico

L’intervento non viene quindi preceduto da punture cutanee (ad esempio, nel caso di biopsia del testicolo), in quanto atto invasivo che potrebbe incrementare il rischio di disseminazione delle cellule tumorali attraverso i vasi sanguigni o linfatici.

L’orchiectomia è un intervento con funzione diagnostica, in quanto permette di confermare o meno il sospetto di un tumore, nonché terapeutica. L’intervente si svolge sotto anestesia generale: l’incisione viene eseguita a livello della piega dell’inguine (per via inguinale) e dopo avere bloccato qualsiasi rischio di disseminazione delle cellule tumorali mediante clampaggio del funicolo. Il testicolo viene ritirato dallo scroto, l’esame visivo, quindi al microscopio, durante l’intervento permette di giungere ad una diagnosi definitiva. Secondo i casi, si procede quindi alla ablazione del testicolo oppure al ripristino dello stesso. In tutto, l’operazione dura una quindicina di minuti e richiede uno o due giorni di ricovero. In caso di ablazione, una protesi può essere impiantata allo stesso tempo.

Dosaggio dei marcatori tumorali

A complemento dell’esame microscopico, è possibile effettuare una ricerca di determinate sostanze nel sangue associate alla presenza di certi tumori. Queste sostanze si chiamano marcatori tumorali o marcatori sierici. Nel caso del tumore del testicolo, si tratta di: beta-HCG e alfa-fetoproteina.

Il loro dosaggio presenta quindi un interesse diagnostico, ma permette anche di valutare lo stadio di sviluppo tumorale. Quindi, dopo l’operazione, il loro controllo permetterà di valutare l’efficacia del trattamento e di una possibile (benché rara) recidiva.

Bilancio d’estensione e controllo post-operatorio

Quando la diagnosi del tumore è confermata, si può effettuare una radiografia del bacino, dell’addome e del torace. Associate ai marcatori tumorali, queste indicazioni permettono di determinare con precisione l’estensione del tumore.

Dopo l’intervento, il monitoraggio dei marcatori tumorali consente di valutare se le cellule tumorali si sono disseminate nell'organismo per raggiungere altri organi (metastasi). Se dopo l’ablazione del testicolo, il paziente non torna alla normalità, allor la presenza di metastasi è confermata. In caso di un’estensione comprovata del tumore, TAC cerebrali o un’ecografia del fegato possono rivelarsi necessarie. Questi indicatori permetteranno di proporre un trattamento adatto a ciascun paziente.

David Bême

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23/08/2012

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