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Il tumore ai testicoli: fattori di rischio ampiamente sconosciuti

Il basso numero di casi lo rende quasi un tumore "raro" e si sa poco delle cause e dei fattori che promuovono la comparsa del tumore del testicolo. Pertanto, l’aumento dei casi ormai spinge gli scienziati a identificarli meglio.

I fattori di rischio del tumore ai testicoli
© Getty Images

Fattori ereditari, inquinamento, alimentazione… i fattori che promuovono la comparsa del tumore del testicolo sono ipotizzati piuttosto che formalmente identificati. La sola certezza: l’aumento del numero di casi osservati nell’insieme dei paesi occidentali.

Un solo fattore di rischio formalmente identificato

Il solo fattore di rischio formalmente identificato risale al periodo dello sviluppo embrionale. In alcuni uomini, la discesa dei testicoli che deve avvenire due mesi prima della nascita non si verifica. L’assenza di uno o di entrambi i testicoli nella sacca si chiama criptorchidia1,2. In questi uomini, il rischio di tumore è 35 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Ma solo il 6% dei tumori del testicolo rientra in questa categoria di precedenti di criptorchidia. Inoltre, il trattamento di questa anomalia non protegge dalla comparsa di ulteriori tumori, anche se ne facilita il monitoraggio mediante palpazione.

Pertanto, un articolo apparso nel British Medical Journal nel 19973 rilanciava il dibattito, accusando la biopsia testicolare (prelievo chirurgico di un frammento di testicolo finalizzato alla diagnosi) di essere un fattore di rischio maggiore della criptorchidia stessa.
Anche la riduzione del volume testicolare (atrofia testicolare successiva agli orecchioni o ad un trauma) costituisce un noto fattore di rischio.

Numerose altre ipotesi…

Nonostante restino ancora oggetto di dibattiti, vari studi hanno a turno ipotizzato numerosi altri fattori che favoriscono la comparsa del tumore del testicolo:

L’origine geografica ed etnica: Questo tipo di tumore interessa un numero più elevato di giovani di razza caucasica, con forti variazioni geografiche4. Pertanto, i casi si verificano più spesso nei paesi del Nord Europa che in quelli dell’Europa centrale o meridionale.

I fattori genetici: Nel 1998, alcuni ricercatori americani5 annunciavano di aver individuato un gene associato al tumore del testicolo sul cromosoma X. Due anni più tardi, la ricerca si perfezionò, individuando la regione del cromosoma Xq27. Il gene che restava da determinare era implicato secondo i ricercatori non solo nella comparsa del tumore del testicolo ma anche della criptorchidia6. Nel giugno 2002, alcuni ricercatori7 scoprirono che un gene, chiamato “hiwi”, era 16 volte più attivo negli uomini che soffrivano di tumore del testicolo.

Scoperte di questo tipo potrebbero consentire la messa a punto di testi di rilevamento, aprendo la via ad una diagnosi precoce.

La categoria sociale e professionale: Senza riuscire a ipotizzare una spiegazione, sembrerebbe che ad essere più colpite siano le categorie sociali e professionali superiori8.

La vasectomie: La teoria di un aumento dei casi di tumori del testicolo negli uomini che hanno subito una vasectomia, un tempo avanzata, alla fine è stata abbandonata. L’assenza di una correlazione fra questi due eventi è stata dimostrata da due importanti studi9, 10.

L’esercizio fisico: La mancanza di esercizio fisico e uno stile di vita sedentario sono stati correlati con un aumento del rischio di tumore del testicolo10.

L’alimentazione: Un recente studio americano11 sottolinea il possibile impatto della dieta alimentaire e più specificatamente il contenuto di ocratossina A (OTA). Questa tossina prodotta da alcune muffe può contaminare l'alimentazione umana e animale. Secondo il Dott. Schwartz, la sua esposizione durante la gravidanza o la prima infanzia potrebbe indurre alterazioni genetiche a livello dei testicoli, che alla pubertà favorirebbero la comparsa di tumori. L’esposizione delle donne incinte all’ocratossina potrebbe essere ridotta con l’assunzione di aspirina o di vitamine A, C e E, assicura il professore. Ma questa teoria resta da confermare.

L’esposizione in utero al distilbene: Aborti spontanei, malformazioni ginecologiche… i danni causati dal distilbene sulle figlie delle donne trattate con questo prodotto sono ben noti. Ma nemmeno i ragazzi a quanto pare non sono stati risparmiati. Questa esposizione in utero può comportare la comparsa di cisti a livello dell’epididimo (lunghi canali che assicurano lo stoccaggio degli spermatozoi appena formati), anomalie des testicoli e della posizione del meato uretrale. È stato notato anche un rischio di tumore del testicolo12,13, anche se rimane controverso.

La pubertà precoce: Anche una pubertà precoce (stimata all’età in cui cambia la voce, la prima rasatura…)10 rappresenterebbe un fattore di rischio.

I problemi d’infertilità: Infine, alcuni ricercatori danesi14 hanno messo a confronto il declino della fertilità maschile e l’aumento del tumore del testicolo. Secondo i ricercatori, gli uomini con problemi di fertilità avrebbero rischi di sviluppare questa malattia maggiori di 1,6 volte.

L’impatto dell’inquinamento resta controverso

Da molti anni, numerosi studi allertano il grande pubblico sulla diminuzione della fertilità maschile, l’aumento di anomalie sessuali dei neonati o di casi di tumori del testicolo. Sul banco degli imputati: l’inquinamento! Malgrado l’eco mediatica che hanno avuto questi studi, il dibattito rimane ancora aperto.

In questo contesto, alcuni ricercatori dell’Università di Copenhagen stimano che tutti questi disturbi rientrino in un’unica sindrome, chiamata Testicular Dysgenesis Syndrome (TDS – Sindrome di malformazioni testicolari).

Secondo le stime del direttore dello studio, Prof. Skakkebaek15 negli ultimi quaranta o cinquant’anni, le funzioni riproduttrici maschili si sono deteriorate. La TDS può essere provocata da fattori genetici e ambientali o una combinazione di entrambi. La sua équipe ritiene che questi problemi trovino la loro origine a livello fetale durante lo sviluppo degli organi sessuali. Sul banco degli imputati, l’esposizione a determinati composti chimici presenti nell’aria o nei nostri alimenti: gli ftalati, molecole prossime agli estrogeni utilizzate nell’industria della pittura, dei pesticidi, dei detergenti e delle plastiche…

Oggi non esiste alcuno studio direttamente incentrato su queste esposizioni ai problemi di sviluppo dell’apparato riproduttore dell’uomo. Tuttavia, è stato possibile studiare su animali in laboratorio che l’esposizione a tali composti in utero poteva comportare sintomi prossimi a quelli della TDS16.

Queste stesse sostanze erano state accusate di favorire la comparsa della pubertà precoce. Resta da provare che un’esposizione in utero a questi composti può alterare lo sviluppo degli organi sessuali maschili. Per far ciò, il Prof. Skakkebaek chiede che i prossimi studi epidemiologici sulle facoltà riproduttive maschili non si concentrino più su un sintomo ma prendano in considerazione tutti gli aspetti della TDS. È tutto da vedere…

David Bême

1 - J Natl Cancer Inst 1985 Feb;74(2):377-81
2 - American Journal of Epidemiology, Vol 127, Numero 5 1013-1018
3 - BMJ 1997;314:1507 (24 Maggio)
4 - Cancer 1995 Jan 1;75(1 Suppl):295-315
5 - Nat Genet 1998 Ott;20(2):175-9
6 - Nat Genet 2000 Feb;24(2):197-200
7 - Oncogene, Giugno 2002, vol. 21, p. 3988-3999.
8 - Int J Cancer 2002 Dic 20;102(6):643-8
9 - Cancer Causes Control. 2002 Feb;13(1):91-100.
9 - BMJ 1994;309:295-299 (30 Luglio)
10 - BMJ 1994;308:1393-1399 (28 Maggio)
11 - BMJ. 2000 Set 30;321(7264):789-92.
12 - Int J Epidemiol 1989 Giu;18(2) : 462-3
13 - IARC Sci Publ 1989;(96) : 335-48
14 - BMJ 1999;318:559-562
15 - Human Reproduction, Vol. 16, No. 5, 972-978, Maggio 2001
16 - Int J Androl 2003 Feb;26(1):2-15

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23/08/2012

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