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Le cure del tumore alla prostata

È il tumore maligno più frequente nell’uomo. L’adenocarcinoma della prostata è attualmente la terza causa di decesso per tumore. In effetti, il suo sviluppo varia da un individuo all’altro, e, grazie ad un rilevamento precoce e un trattamento adeguato, oggi questa malattia viene combattutta efficacemente.

Le cure del tumore alla prostata
© Getty Images

Alcuni tumori alla prostata si sviluppano lentamente, mentre altri tendono ad espandersi rapidamente. Il grado di aggressività è pertanto molto variabile. La probabilità di contrarre questa malattia aumenta con l’età. Secondo lo stato di avanzamento del tumore, si distinguono diverse opzioni terapeutiche.

In caso di tumore avanzato, le cure sono ormonali o radio-ormonali (associazione di trattamento ormonale e radioterapia esterna). Il trattamento ormonale è associato a chemioterapia (trattamento palliativo in caso di tumore con metastasi).

Il farmaco ormonale non fa “sparire” l’adenoma della prostata e richiede pertanto un monitoraggio regolare da parte del paziente.

Quando il tumore è localizzato a livello della prostata (stadio T1 e T2), i trattamenti di riferimento attuali sono la chirurgia e la radioterapia esterna.

La prostatectomia radicale

Questa soluzione chirurgica consiste nell’asportazione di tutta la prostata, i vescicoli seminali, i canali deferenti, una parte del collo della vescica e i gangli adiacenti. Quando il tumore della prostata è localizzato, si tratta di trattamento di riferimento per i pazienti giovani. L’ablazione viene effettuata nel corso di un’operazione relativamente complessa (della durata di 3-4 ore) ma molto ben perfezionata. La mortalità postoperatoria a trenta giorni è attualmente inferiore all’1% nei pazienti di età inferiore ai 75 anni in buono stato di salute generale. Sul piano dell’efficacia, la sopravvivenza a 10 anni è pari a circa il 90%. Tuttavia, questo trattamento comporta effetti indesiderati che sono essenzialmente l’impotenza e l’incontinenza urinaria. Contrariamente a ciò che si credeva prima, queste due complicazioni possono attenuarsi fino a due anni dopo l’operazione1. I pazienti devono così essere incoraggiati e informati del fatto che il miglioramento della loro condizione può estendersi per mesi o anni successivi all’operazione.

La radioterapia esterna

La radioterapia esterna consiste nell’esporre la regione prostatica a radiazioni. Queste radiazioni, a potenza molto elevata, creano lesioni nel DNA del nucleo cellulare. A fronte di questa aggressione, le cellule sane reagiscono mediante un sistema riparatore che è meno efficace nelle cellule tumorali. Così, la radioterapia provoca la morte mirata delle cellule tumorali. Questo trattamento non richiede anestesia e viene generalmente applicato nel corso di sedute periodiche nell’arco di molti settimane.

In termini di efficacia, la sopravvivenza a 10 anni è del 70%. Le complicanze possono essere di tipo infiammatorio (rettiti, un processo infiammatorio della mucosa rettale), intestinale, urinario e sessuale (disturbi di erezione).

La radioterapia esterna è raccomandata per i pazienti più anziani o che presentano altri problemi di salute.

Valutazione dei trattamenti da parte dell’ANAES

Su richiesta della Caisse Nationale d’Assurance Maladie (Cassa nazionale di assicurazione per la malattia, N.d.T.), l’Agence Nationale d’Accréditation e d’Evaluation en Santé (ANAES) (Agenzia nazionale di accreditamento e valutazione della salute, N.d.T.) ha realizzato uno studio dei dati disponibili per valutare l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti del tumore alla prostata. Secondo il rapporto, pubblicato nel gennaio 2001, solo l’ablazione prostatica e la radioterapia per via esterna hanno provato la loro efficacia, anche se nessuno dei due metodi sembra essere superiore all’altro.

L’ANAES tuttavia ci tiene a precisare che “il paziente deve avere almeno 10 anni di aspettativa di vita per trarre vantaggio da uno di questi due trattamenti”. Se l’aspettativa di vita è inferiore, il monitoraggio dell’evoluzione del tumore sembra l’opzione preferibile. Così, i pazienti dovranno essere di preferenza giovani e avere beneficiato di un rilevamento precoce della malattia. Tenuto conto delle possibili conseguenze dei vari trattamenti, l’Agenzia raccomanda che il paziente venga “coinvolto nella decisione terapeutica”. I medici sono pertanto tenuti a informare il paziente su vantaggi e svantaggi delle due tecniche.

Quanto alle altre tecniche proposte, gli esperti si mostrano prudenti, ponendo l’accento sulla mancanza di studi comparativi e di un controllo a lungo termine riguardante la loro efficacia e i loro effetti collaterali. Ma quali sono queste tecniche?

Le alternative recenti

Recentemente, sono state sviluppate nuove tecniche allo scopo di ridurre al minimo gli effetti collaterali e le complicanze dei due trattamenti di riferimento. Fra questi ultimi, si nota:

  • La curieterapia o brachiterapia: Questo trattamento, proposto in alcuni centri, consiste nell’impiantare nella prostata dei granuli radioattivi che vanno a distruggere le cellule tumorali. La brachiterapia ha fornito prova della sua efficacia negli Stati Uniti, ed è in corso di valutazione in Francia;
  • La chirurgia per via celioscopica, i cui dati l’ANAES considera “ancora insufficienti per poterla proporre al paziente come l’equivalente del trattamento chirurgico di riferimento “;
  • La crioterapia e il trattamento con ultrasuoni mirati, che secondo l’ANAES sono ancora in fase di sperimentazione.

Tutte queste tecniche hanno il vantaggio di essere meno invasive, ma al momento è troppo presto per valutarne l’efficacia e gli effetti secondari. Saranno necessari studi più estesi prima di poter raccomandare ufficialmente una di queste tecniche.

David Bême

1 - J Urol 2001 Aug;166(2): 587-92

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23/08/2012

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