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Diagnosi e terapia del tumore al cervello

In dieci anni i progressi raggiunti in tutti i campi relativi al tumore al cervello (trattamenti ma anche tecniche di diagnostica per immagini) hanno aumentato di vari mesi la prospettiva di sopravvivenza.

La diagnosi del cancro al cervello
© Getty Images

I tipi di tumori cerebrali

I tumori al cervello sono relativamente rari, perché rappresentano solo il 2% dell’insieme delle forme tumorali1, con un’incidenza globale stimata di circa 18 casi su 100.000 abitanti2. Sono più frequenti con l’avanzare dell’età e in parte è probabilmente per questo che il loro numero è aumentato dagli anni ‘703.

Il Professor Jérôme Honnorat*, neuro-oncologo e primario all’Ospedale Pierre Wertheimer di Lione, insiste sull’estrema varietà dei tumori cerebrali: "Possiamo classificarli in base alla localizzazione, al tipo di cellule che ha dato loro origine, alla natura benigna o cancerosa, all’aggressività. Circa la metà di questi tumori sono dei gliomi (astrocitomi, oligodendrocitomi, ependidomi, ecc.), gruppo all’interno del quale alcuni sottotipi possono essere benigni o a evoluzione lenta, mentre altri sono molto più aggressivi. I gliomi più frequenti, e anche i più aggressivi, sono gli astrocitomi di grado 4 o glioblastomi, che rappresentano più della metà dell’insieme dei gliomi". A seguire, i meningiomi (circa il 31% dell’insieme dei tumori cerebrali), i neurinomi (9%) e i linfomi cerebrali (3%)1,2.

Questi tumori cerebrali vengono definiti "primitivi", o "primari" per differenziarli dai tumori "secondari", rappresentati dalle metastasi di un cancro originato in un’altra parte del corpo; infatti, anche se i tumori cerebrali presentano delle analogie dovute alla loro comune localizzazione, le caratteristiche e il trattamento delle metastasi dipendono in gran parte dal tipo di cancro d’origine.

Scopri quali sono i I sintomi del tumore al cervello

La diagnostica per immagini e l’anatomia patologica confermano la diagnosi

La diagnosi dei tumori cerebrali si basa sulle tecniche di diagnostica per immagini, in particolare la risonanza magnetica (IRM). A causa di alcune controindicazioni e delle attese a volte necessarie per questo esame, è possibile che venga proposto di sottoporsi inizialmente a una tomografia computerizzata (TC), che prevede anch’essa l’iniezione di un mezzo di contrasto. Altri esami possono poi essere prescritti per perfezionare la diagnosi: la tomografia cerebrale a emissione di positroni (PET) permette ad esempio di esaminare il consumo di zuccheri dei diversi tessuti, che in corrispondenza dei tumori più aggressivi risulta aumentato.

Le caratteristiche del tumore (tipo di cellule coinvolte, rischio evolutivo, ecc.) sono in seguito precisate attraverso l’esame anatomo-patologico, che consiste nell’osservazione delle cellule al microscopio per valutare le loro capacità di moltiplicarsi rapidamente. L’esame può essere effettuato su un campione prelevato tramite biopsia prima dell’inizio del trattamento, o direttamente dal tumore dopo la rimozione chirurgica.

Una terapia personalizzata

La scelta dei trattamenti viene discussa all’interno di un’équipe multidisciplinare in funzione delle caratteristiche del tumore (localizzazione, dimensione, potenziale evolutivo, sviluppo circoscritto o più diffuso, ecc.), del paziente (età, stato generale di salute, preferenze, ecc.), dei sintomi ecc. I benefici e i rischi delle diverse opzioni vengono presi in considerazione tenendo conto del potenziale aumento della prospettiva di vita ma anche dell’impatto del trattamento sulla qualità della vita. I tumori a ridotta evoluzione e non invalidanti a volte non vengono trattati e sono tenuti sotto costante controllo.

Se si decide invece di intervenire, il trattamento consiste nella maggior parte dei casi in un intervento chirurgico finalizzato ad asportare la parte più ampia possibile del tessuto tumorale (exeresi). "L'intervento può essere praticato sotto anestesia locale, soprattutto se il tumore provoca un disturbo funzionale: in questo modo il chirurgo può assicurarsi di non provocare un deficit e rimuovere quindi più tessuto", precisa il Professor Honnorat. La chirurgia permette anche di alleviare una parte dei sintomi, in particolare i mal di testa. Alcuni centri, inoltre, praticano la cosiddetta chirurgia a paziente sveglio, che riduce considerevolmente o rischi di complicanze post-operatorie (vedi l'intervista al Professor Hugues Duffau, al Centro Ospedaliero Universitario di Montpellier)

Anche la radioterapia e/o la chemioterapia possono essere proposte nel caso in cui non sia possibile intervenire chirurgicamente o per completare il trattamento chirurgico in caso di exeresi parziale o tumore aggressivo. Le attuali tecniche di radioterapia permettono di irradiare il tumore da diverse angolazioni, modificando la forma e l’intensità dei fasci emessi per risparmiare al massimo i tessuti sani. La chemioterapia è in genere somministrata per via orale o iniettata, a volte localmente durante l’intervento chirurgico.

Per tutta la durata della terapia, oltre agli specifici trattementi per il cancro è possibile che vengano somministrati farmaci per alleviare i sintomi o sedute si chinesiterapia, ortofonia, rieducazione cognitiva ecc.

Una ricerca più attiva

I tumori cerebrali benigni presentano in genere una buona prognosi, anche se comportano un rischio di complicanze, transitorie o definitive, legate alla localizzazione della lesione. I tumori maligni, invece, sono caratterizzati dalla tendenza a diventare aggressivi e a recidivare sul medio o lungo periodo. Il Professor Honnorat precisa: "I tumori di grado 2 sono legati a una sopravvivenza media compresa tra 6 e 15 anni, i tumori di grado 3 tra 2 e 3 anni e quelli di grado 4 tra 12 e 18 mesi". Si tratta però di dati statistici da calibrare in funzione dell’età, dei risultati dell’intervento chirurgico, della presenza di eventuali mutazioni e, last but not least, dei recenti progressi della ricerca.

"I progressi sono costanti in tutti i campi, precisa lo specialista. La risonanza magnetica è nata solo negli anni ’90 e i benefici della chemioterapia nei confronti dei glioblastomi sono stati dimostrati solo nel 2005. In dieci anni la durata media della sopravvivenza è aumentata di diversi mesi: si tratta di un progresso spettacolare e molto più evidente rispetto a quello osservato nel caso di altre forme di cancro per le quali esistono già trattamenti specifici. Sono attualmente in corso decine di studi clinici, e i risultati dei più avanzati verranno pubblicate a breve4".

Cosa si intende per "cervello"?

In senso stretto il cervello indica la corteccia, composta di due emisferi cerebrali, ciascuno diviso in diverse zone o lobi, deputati a funzioni specifiche (emozioni, movimento, linguaggio, visione ecc.). Più comunemente, per cervello si intende l’insieme delle strutture situate all’interno della scatola cranica, quindi l’ipotalamo, il cervelletto, il tronco encefalico, l’ipofisi e le meningi, che formano una pellicola protettiva al di sotto delle ossa del cranio. Le statistiche spesso raggruppano i tumori cerebrali e i tumori del midollo spinale, considerando quindi il sistema nervoso centrale nella sua globalità.

Audrey Plessis

Fonti:

* Intervista al Professor Jérôme Honnorat, neurologo e primario del reparto di neuro-oncologia all’Ospedale Pierre Wertheimer di Lione), coordinatore del centro di riferimento per le sindromi neurologiche paraneoplastiche, maggio 2012.

1. Linee guida per il trattamento dei tumori nella regione Centre (Centro) - Neuro-oncologie 2010. OncoCentre - riunione del 24 settembre 2010 (scaricabile su internet).

2. Registre de la Gironde, risultati ottenuti nel 2000-2004 (scaricabile su internet).

3. L’aumento è attribuito inoltre a un migliore accesso alle cure e alle tecniche diagnostiche. Loiseau H., Huchet A, Baldi I. Epidémiologie des tumeurs cérébrales primitives (Epidemiologia dei tumori cerebrali primitivi). Neurologie.com, vol. 2 - n°4, aprile 2010 (disponibile online).

4. AVAGLIO, valutazione del bevacizumab, e CENTRIC, valutazione del cilengitide, sulla sopravvivenza globale e la sopravvivenza senza progressione in pazienti con diagnosi recente di glioblastoma.

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02/04/2014

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