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Il trattamento del carcinoma dell'endometrio

Il trattamento del cancro dell'endometrio varia in base al tipo di tumore, allo stadio a cui è giunto e allo stato di salute della paziente. Risultato della consultazione tra diversi professionisti sanitari, la presa in carico proposta è specifica per ogni singolo caso. La Dr.ssa Isabelle Ray-Coquard del reparto di Oncologia Medica presso il Centro Oncologico "Léon Berard" di Lione (Francia) ci aiuta a fare chiarezza su questo argomento.

Cura del tumore endometriale
© Getty Images

La presa in carico del carcinoma dell'endometrio si fonda su tre trattamenti principali del cancro: la chirurgia, la radioterapia e i trattamenti sistemici (ormonoterapia, chemioterapia). In funzione dei singoli casi, questi trattamenti vengono utilizzati da soli o in combinazione.

Carcinoma dell'endometrio: un trattamento specifico a seconda dei casi

La presa in carico si decide valutando la situazione personale delle singole pazienti. Dipende dal tipo di tumore, dallo stadio della malattia, dall'analisi del tessuto canceroso, dall'età e dallo stato di salute generale della paziente.

A seconda dei casi, il trattamento mirerà a guarire (trattamento curativo) o, quando non è più possibile, ad attenuare i sintomi e a rallentare l'evoluzione del tumore per mantenere una qualità di vita il più possibile buona e una prospettiva di vita altrettanto lunga per la paziente.

La scelta del trattamento non è mai affidata a un unico medico. Infatti, sono diversi i professionisti specializzati in più discipline a confrontarsi nel corso di una riunione di concertazione multidisciplinare (RCP), durante la quale si stabilisce una proposta di trattamento in funzione dei referenziali di buone pratiche e della situazione personale della paziente. Il trattamento verrà illustrato durante una visita in cui lo specialista comunicherà la diagnosi alla paziente. La scelta del trattamento dovrà quindi tenere conto del parere della paziente e ricevere la sua approvazione.

Chirurgia del carcinoma dell'endometrio

"Il trattamento di riferimento si basa sull'ablazione dell'utero (isterectomia) e, se possibile, di tutti gli altri focolai extra-uterini. A scopo preventivo, sarà anche possibile rimuovere gli altri organi e tessuti in cui si formano di frequente delle metastasi", spiega la Dr.ssa Isabelle Ray-Coquard del reparto di Oncologia Medica presso il Centro Oncologico "Léon Berard" di Lione.

Quindi, a seconda dei casi, è possibile asportare diversi organi: l'utero (isterectomia), con le due ovaie e la tromba (salpingo-ovariectomia bilaterale); se necessario, l'apparato di sostegno dell'utero, i gangli linfatici lungo le vene del bacino (linfoadenectomia pelvica) e della vena cava/aorta (linfoadenectomia paraortica), la parte superiore della vagina (colpectomia) e l'epiploon eolico, una piega del peritoneo che ricopre l'intestino crasso (omentectomia). L'entità dell'intervento chirurgico dipende dallo stadio, dal tipo e dal grado istologico, oltre che dalla morfologia della paziente.

È da prediligere la via celioscopica, o intervento a pancia chiusa: si tratta di una tecnica chirurgica mini-invasiva. Anziché aprire l'addome, il chirurgo esegue tre o quattro piccole incisioni che gli consentono di inserire in sistema ottico e gli strumenti chirurgici. L'utero viene quindi estratto attraverso la vagina. La celioscopia dimostra la stessa efficacia della laparotomia (via classica) per l'asportazione di utero, ovaie, trombe e gangli linfatici. Il vantaggio di questa pratica consiste nella diminuzione del dolore post-operatorio, nella riduzione della durata della degenza ospedaliera, nel mantenimento della parete addominale e nel favorire una più rapida ripresa dell'attività con una migliore qualità di vita. Tale pratica rimane tuttavia limitata ai casi di tumori di piccole dimensioni presenti esclusivamente nel corpo uterino.

"La maggioranza dei carcinomi dell'endometrio viene guarita attraverso la chirurgia, a cui può seguire o meno la radioterapia", precisa la Dr.ssa Ray-Coquard.

Radioterapia del carcinoma dell'endometrio

La chirurgia può essere completata da una radioterapia. Questa tecnica consente di ridurre il rischio di recidiva. Il principio su cui si fonda consiste nel danneggiare le cellule cancerose potenzialmente residue per fare in modo che non possano più dividersi e finiscano per morire. Nonostante questa tecnica sia sempre più mirata, non risparmia tutte le cellule sane e può presentare alcuni effetti collaterali (incontinenza urinaria, nausea, diarrea, secchezza o arrossamento della cute irradiata, disturbi sessuali…).

È possibile considerare due modalità di irradiazione:

Radioterapia esterna

I raggi vengono diretti sul tessuto tumorale e sui gangli linfatici limitrofi attraverso la pelle. La zona da irradiare e la dose da somministrare vengono individuate dal radioterapista e dal fisico sanitario attraverso i dati di imaging. "Beneficiando appieno degli ultimi progressi in campo tecnologico, la radioterapia conformazionale consente di somministrare con maggiore precisione dosi più forti a livello dei tessuti cancerosi e più deboli per i tessuti sani. Si tratta di un progresso importante per le pazienti", dichiara la Dr.ssa Ray-Coquard. 

Curiterapia

"Questa tecnica consiste nel posizionamento di una sorgente radioattiva a contatto con il fondo vaginale. La dose di irradiazione è quindi fortissima a contatto con la sorgente radioattiva, poi diminuisce molto velocemente, risparmiando così i tessuti sani", chiarisce la Dr.ssa Ray-Coquard. In pratica, le sorgenti radioattive vengono caricate solo quando sono in posizione e vengono successivamente rimosse alla fine del trattamento. Non esistono rischi di irradiazione al di fuori dell'organismo.

Chemioterapia contro il carcinoma dell'endometrio

Se si considerano i risultati degli studi scientifici riguardanti la chemioterapia nel trattamento di questo carcinoma, è possibile osservare che il ricorso a questa pratica non è così massiccio. "Quando la malattia è a uno stadio avanzato (ovvero quando ha causato la formazione di tumori distanti dall'endometrio, il cosiddetto stadio metastatico), il vantaggio della chemioterapia palliativa è modesto, a scapito di un grado di tossicità significativo", dichiara la Dr.ssa Ray-Coquard.

Per i tumori diagnosticati più precocemente, a rischio elevato di recidive, è possibile ricorrere alla chemioterapia dopo l'intervento chirurgico (chemioterapia adiuvante). Secondo il parere della Dr.ssa Ray-Coquard "gli studi dimostrano che la chemioterapia consente di migliorare il periodo durante il quale la malattia non si aggrava (sopravvivenza senza progressione); tuttavia, gli studi non sono riusciti a dimostrare l'aumento dell'aspettativa di vita delle pazienti trattate con questa modalità (non si registra un aumento in termini di sopravvivenza generale). Questa opzione terapeutica deve quindi essere discussa tra la paziente e il suo medico".

Ormonoterapia e carcinoma dell'endometrio

Queste molecole ad azione ormonale (progestativi, tamoxifene, anti-aromatasi, LH-RH agonisti e così via) sono riservati agli stati metastatici e ai tumori con recettori ormonali. I tassi di risposta rimangono tuttavia assai modesti, ma con sopravvivenza per un periodo di tempo più lungo.

Terapie mirate contro il carcinoma dell'endometrio

Molte speranze risiedono nell'utilizzo di nuove terapie mirate. "Queste molecole prendono principalmente di mira una via metabolica utilizzata dalle cellule cancerose per moltiplicarsi in modo caotico. Sono attualmente in fase di studio diverse molecole: si tratta di farmaci antiangiogenici (in grado di "affamare" il tumore), di inibitori della via di PTEN/PI3K/mTOR o HER2… Sono anche in corso sperimentazioni cliniche che è possibile proporre ad alcune pazienti", dichiara la Dr.ssa Ray-Coquard.

Follow-up post-operatorio

La paziente è informata del rischio di recidive e dei sintomi che devono far propendere per una visita (dolore, sanguinamenti vaginali e così via). Il controllo è fondamentale: prevede l'esame ginecologico (in particolare la palpazione retto-vaginale), la ricerca dei sintomi rivelatori di metastasi, nonché la palpazione delle aree ganglionari superficiali. "Si consiglia di sottoporsi a un esame ogni 4 mesi nei primi 3 anni successivi all'intervento chirurgico, poi ogni 6 mesi fino al quinto anno, e successivamente una volta all'anno", conclude la Dr.ssa Ray-Coquard.

David Bême

Fonti

  • Intervista alla Prof.ssa Isabelle Ray-Coquard del reparto di Oncologia Medica presso il Centro Oncologico "Léon Bérard" di Lione (Francia).
  • Tumeurs du col utérin, tumeurs du corps utérin - Dr. Olivier Tredan, Dr.ssa Isabelle Ray-Coquard, Antoine Arnaud, Dr.ssa Séverine Racadot, Dr. Jean-Paul Gustalla - La revue du praticien vol. 61, novembre 2011
  • Cancer de l'endomètre - Guide affection longue durée - HAS - dicembre 2010 (documento consultabile online, in lingua francese)
  • La prise en charge du cancer de l'endomètre - Guide Patient - HAS - luglio 2011 (documento consultabile online, in lingua francese)
  • Les cancers de l'endomètre - Session - Eurocancer - giugno 2012
  • Les traitements du cancer de l'endomètre - Guide Patient - Inca/Ligue - giugno 2013 (documento consultabile online, in lingua francese)
  • Cancer de l'endomètre - Synthèse des recommandations - novembre 2010 - InCa, CNGOF/SFOG - (documento consultabile online, in lingua francese)

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14/01/2014

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